CLICK HERE FOR BLOGGER TEMPLATES AND MYSPACE LAYOUTS »

martedì 4 marzo 2008

Le mie scarpe ridono di me
E, obbiettivamente sempre meno
Riesco a farle ragionare

Loro ridono...

Senza pensare a come
E perchè, io cammino
Passo lento e diritto
Guardando il cielo e le scarpe...

Le mie scarpe fanno quello che gli pare
Continuano a camminare
Io dormo e mangio
Senza pensare

Loro ridono...

E senza pensare a come
E perchè, io cammino
Passo lento e diritto
Gurdando il cielo e le scarpe...

Ma come posso cambiare il cielo, il mondo
Gli uomini, i valori e le persone
Se anche le mie scarpe ridono di me?
Come posso io?

Loro ridono...




fa schifo???
siate sinceri... mi interessa un parere oggettivo....
l'ho scritta più di un anno fa, non me la prendo..........


"sunday morning" Velvet Underground

15 commenti:

Juliet ha detto...

le parole sono di chi le scrive, l'importante è tirarle fuori per poi rileggerle come se ci si guardasse allo specchio...bella davvero cmq.

Saretta ha detto...

grazie!!!
puoi benissimo anche offendermi pesantemente... non me la predo...
comunque si... è stato parecchio strano rileggerle tutte... mi sembra di essere cambiata tantissimo!!!
ciao grazie!

LELE ha detto...

La poesia nasce da tutto ciò che ha una scintilla di rivelazione.....!
Ovviamente é una frase di Robin Williams dal film L'Attimo Fuggente,che guarda caso ho visto ieri sera....!
L'ho riletta un paio di volte e a me piace.....!:)))
Buona notte...!

Nicola Cellamare ha detto...

Voi domandate se i vostri versi siano buoni. Lo domandate a me. L'avete prima domandato ad altri. Li spedite riviste. Li paragonate con altre poesie e v'inquietate se talune redazioni rifiutano i vostri tentativi. Ora vi prego di abbandonare tutto questo. Voi guardate fuori, verso l'esterno e questo sopratutto voi non dovreste ora fare. Nessuno vi può consigliare e aiutare, nessuno. C'è una sola via. Penetrate in voi stessi. Ricercate la ragione che vi chiama a scrivere; esaminate s'essa estenda le sue radici nel più profondo luogo del vostro cuore, confessatevi se sareste costretto a morire, quando vi si negasse di scrivere. Questo anzitutto: domandatevi nell'ora più silenziosa della vostra notte: devo io scrivere? Scavate dentro voi stesso per una profonda risposta. E se questa dovesse suonare consenso, se v'è concesso affrontare questa grave domanda con un forte e semplice "debbo", allora edificate la vostra vita secondo questa necessità. La vostra vita fin dentro la sua più indifferente e minima ora deve farsi segno e testimonio di quest'impulso. Poi avvicinatevi alla natura.

Se la vostra vita quotidiana vi sembra povera, non l'accusate; accusate voi stesso, che non siete assai poeta da evocarne la ricchezza; chè per un creatore non esiste povertà nè luoghi poveri e indifferenti. E se anche foste in carcere, le cui pareti non lasciassero filtrare alcuno dei rumori del mondo fino ai vostri sensi-non avreste ancora sempre la vostra infanzia, questa ricchezza preziosa, regale, questo tesoro dei ricordi? Rivolgete in quella parte la vostra attenzione.
E se da questo viaggio all'interno, da questa immersione nel proprio mondo giungono versi , allora non penserete a interrogare alcuno se siano buoni versi; nè tenterete d'interessare per questi lavori le riviste: chè in loro vedrete il vostro caro possesso naturale, una parte e una voce della vostra vita.

Una opera d'arte è buona, s'è nata da necessità.


Tratto da: "Lettere a un giovane poeta" scritto da Rainer Maria Rilke


Brava Sara... pensierarte

Melina2811 ha detto...

A me la tua poesia non fa affatto schifo... anzi piace... ciao da Maria

Marco ha detto...

Molto carina invece.
Ascoltavo l'LP dei Velvet Underground proprio ieri sera. "Venus in Furs" ha qualcosa di mistico, non trovi?
Tra l'altro c'è una scena nel film "Last Days" (quello sulla morte di Kurt Cobain) in cui un personaggio mette questo disco sul piatto, ed in preda a chissà quali droghe assurde, se lo canta, sbiascicando le parole. L'unica scena in TUTTO il film ad essermi piaciuta. Probabilmente merito della canzone.
Film sconsigliatissimo.

Antonio Buono ha detto...

Ma scherzi? Non so gli altri ma a me la tua poesia è piaciuta...mi ha dato qualcosa, è riuscita a comunicare il tuo stato di un anno fa, quindi vuol dire che è efficace oltre ad essere bella...ciao

Guernica ha detto...

Tesoro, perchè dici che dovrebbe fare schifo?
A me piace quello che hai scritto.
E quoto Juliet alla grande!

Appena puoi passa dal Mio Blog...t' ho trascinata in un Meme!
:D

Saretta ha detto...

@nicola
beh.. se l'ho scritta, l'ho scritta per me... poi, rileggendola mi è venuto il solletico di sapere se anche agli altri piaceva quanto a me...
comunque la mia risposta è... sì

un abbraccio Grazie :)

Saretta ha detto...

@lele
ho fatto un post su l'attimo fuggente!!!
bellissimo!!!!
grazie mille!

Saretta ha detto...

@maria
ma grazie!!!
avevo visto tuoi commenti su altri blog.. benvenuta!

Saretta ha detto...

@marco
ma grazie!
i velvet sono dei grandi e quel film lo sconsiglio anche io... deve essere uno dei pochi film che non ho riuscito a vedere fino alla fine!
ciao un bacio!

Saretta ha detto...

@antonio
ma grazie!!!
davvero, troppo gentile....
un abbraccio!

Saretta ha detto...

grazie....
solo per il primo pezzo!!!!

argh!!! speravo che nessuno me lo desse!!!

ciao grazie!

silvio ha detto...

Strana questa poesia. Particolare. Parte lenta, quasi non si afferra. Per arrivare al grido finale, a quella richiesta di esserci, di contare, di cambiare il mondo.
Come ascoltare un quartetto d'archi e all'improvviso arriva l'assolo di una chitarra elettrica distorta.
Brava Saretta. Sei una ragazza che emergi dall'anonimato.